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La telefonata parte dal cellulare di Salvatore Paternò intorno alle 8.30 del mattino. Dall’altra parte del telefonino la voce di Enza Anicito. “Ci vediamo, là, in via Gela”, spiega Salvatore così mi torni indietro l’anello ed io ti restituisco le foto foto”. Sono questi i pochi secondi di telefonata che alla fine costituiranno il testamento della ex coppia di conviventi. Salvatore Paternò ha 46 anni, proprietario di un lavaggio, che assieme ad Enza Maria Anicito 41enne dipendente di un call center di Motta Sant’Anastasia ha convissuto per circa tre anni prima che le loro strade si separassero meno di tre mesi fa. Entrambi venivano da due matrimoni finiti e che avevano dato 4 figli a Salvatore e Due ad Enza Maria. “Lei aveva deciso che la storia con Salvatore era ormai finita”, ci confida a microfoni spenti e non riuscendo a trattenere le lacrime uno dei parenti stretti della donna. Fatto sta che questa mattina, il suo ex convivente aveva già pianificato tutto. Uscendo di casa, salendo a bordo della sua Multipla aveva con se la sua pistola calibro 9 ad uso sportivo e legalmente detenuta. L’appuntamento è in via Gela (siamo dalle parti del quartiere di Scala Vecchia): sono passate da pochi istanti le 9. Lì arriva poco dopo, ignara di tutto, Enza. Non è sola: nella Micra con lei c’è anche la figlia di 23 anni con la quale deve recarsi al lavoro, a Motta per l’appunto; entrambe lavorano al call center. Nella Multipla i due ex parlano per un pò. Poi lei è invitata dal suo carnefice a scendere e da lì scatta il raptus di follia. Salvatore Paterno’ – che fonti investigative dicono non essersi rassegnato alla fine della relazione – esce la pistola dal giubbino e comincia a fare fuoco da due centimetri. Un colpo manca il bersaglio, altri due scarrellano a vuoto ma tre centrano in pieno la donna al petto ed al braccio. Muore sul colpo. Il sangue è dappertutto. La figlia lancia l’allarme. Salvatore Paternò capisce ciò che ha fatto. A quel punto comincia un breve pellegrinaggio che lo porterà sino alla vicina chiesa di San Biagio: esce da via Gela, percorre via Caltanissetta, imbocca via Messina ed arriva fino in chiesa. All’interno non c’è nessuno, se non il parroco padre Enzo Algeri il quale vede che l’uomo è scosso, gli domanda se ha bisogna di qualcosa salvo sentirsi rispondere che è tutto a posto e che ha solo bisogno di pregare. Una preghiera e poi il segno della croce. Fuori dalla chiesa, proprio sullo spiazzo, Salvatore Paternò esce per la seconda volta la rivoltella: esplode due colpi verso se stesso. Un colpo al petto e poi la forza per spararsene un altro ancora contro. E’ la fine di tutto. Da qui in poi, il racconto vede le urla di rabbia, lo strazio comprensibile dei parenti, dei figli, di chi li conosceva. Sembra tutto surreale, tutto assurdo eppure è accaduto davvero. Giungono i Carabinieri che cominciano a ricostruire la dinamica dell’accaduto a scavare nei contorni di una storia e sul movente che forse è fin troppo chiaro. Ci sono le ambulanze del 118. E poco più tardi anche la dottoressa Natale Magistrato che ha aperto un fascicolo sull’accaduto ed il medico legale Veronica Alcifa. Per tutta la giornata i Carabinieri hanno interrogato in caserma i familiari di Enza Maria Anicito e Salvatore Paternò. Ascoltati anche alcuni degli abitanti di via Gela. Una giornata da dimenticare per la città di Paternò. Ed ora, il pensiero non può non andare ai figli dell’uno e dell’altra: sono loro ad avere per forza di cose, più di ogni altro, bisogno del conforto di tutti.
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Questa mattina, nella residenza municipale del Comune di Santa Maria di Licodia, nella stanza del Primo Cittadino, il passaggio di consegne ufficiale tra il Commissario Straordinario Giovanni La Ferrera, che ha retto le sorti del Comune per due mesi, ed il neo-eletto Sindaco Salvatore Mastroianni. La fascia tricolore al petto di Salvatore Mastroianni, è stata segnata da un applauso scrosciante, ha aperto stamane una fase nuova per i licodiesi.
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A Biancavilla anche quest’anno la domenica di Pasqua è stata caratterizzata dal tradizionale incontro tra il Cristo Risorto e la Madonna, “‘a Paci”, e dell’Angelo che balla dalla gioia nell’esultanza di un popolo in festa, dallo scampanio dei sacri bronzi e dei fuochi pirotecnici. La manifestazione si è svolta nella splendida cornice di piazza Collegiata e in “replica” in piazza Annunziata coinvolgendo le confraternite cittadine rispettivamente del Santissimo Sacramento e dell’Annunziata che hanno portato a spalla i simulacri. La processione ha percorso il “giro dei Santi” con la partecipazione del clero locale, delle autorità civili e militari e la banda cittadina che ha intonato marce allegre.
Nonostante il tempo incerto, con una pioggia che per un tratto ha fatto “accelerare” la processione e il vento che ha abbassato anche la temperatura, tanta è stata la partecipazione del popolo. -
Una processione che anno dopo anno diventa sempre più interessante, quella dei Misteri a Biancavilla, svoltasi venerdi sera e preceduta, in mattinata, dalla processione dell’Addolorata. Riacquistati i tratti tradizionali e arricchita da elementi innovativi, la sera dei “Tri Misteri” inizia a figurare fra gli eventi siciliani maggiori, come la Pasqua dei Giudei di San Fratello, la Pasqua di Prizzi, il Venerdì Santo a Enna e Trapani, tutti eredi della tradizione spagnola che vede la drammatizzazione e la teatralizzazione della Morte del Cristo. Il concorso fotografico giunto al secondo anno, ha catalizzato l’attenzione di tanti fotoamatori che in questi giorni hanno scelto gli scorci, i visi e le statue di Biancavilla come quinta per le proprie immagini che verranno sottoposte alla valutazione dei giurati. Alle 19,30 di venerdi sera l’inizio della lunga processione con l’uscita del primo gruppo statuario, Gesù nell’orto, condotto dai confrati di Sant’Antonio; a seguire Gesù porta la Croce (confraternita della Mercede), la Deposizione (San Giuseppe), l’Ecce Homo (Annunziata), il Crocifisso Risorto (Santa Maria dell’Idria), il Cristo Morto (Santissimo Sacramento), l’Addolorata (i Bianchi), il Cristo alla Colonna (Rosario).
e quasi in concomitanza con l’avvio della processione, in chiesa Madre ha avuto luogo la “scisa” dalla Croce del Cristo, dalle braccia snodabili, ricomposto nell’urna poi condotta in processione. L’ordine cronologico delle diverse scene si è composto in piazza roma. Da qualche anno i gruppi statuari e le statue sono condotti per le vie della cittadina a spalla, non più dunque sulle varette, con i confrati (molti dei quali giovani e avvicinatisi alle confratenite di recente) che procedono con un’andatura ondeggiante. Ai gruppi si aggiungono la torcia ed una croce lignea che recano i segni della Passione, e la Reliquia della Santa Croce condotta dal Prevosto Parroco della matrice don Agrippino Salerno. Poi la ripresa del cosiddetto “giro dei santi” e le confraternite che rientrano secondo l’ordine di uscita, non prima di salutarsi reciprocamente così come avevano già fatto incontrandosi. In piazza Collegiata, con le lancette vicine alla mezzanotte, rimangono il Cristo Morto, il Cristo alla Colonna e l’Addolorata. La benedizione con la Reliquia della Santa Croce è l’atto finale anche se la conclusione vera e propria avviene col rientro, nella chiesa del Rosario, del Cristo alla Colonna. -
Si sono celebrati, nel pomeriggio di oggi, nella chiesa Madre “Santissimo Crocifisso”, a Santa Maria di Licodia, i funerali di Pietro Strano: il 19enne licodiese morto mercoledi, dopo tre settimane di coma in seguito ad un incidente stradale a Paternò. la rabbia che cede il posto al dolore. E’ la tristezza infinita a regnare sugli altri sentimenti. E’ la vita che si è arresa di fronte alla morte, la vita di Pietro volato via a soli 19 anni. La speranza infranta di rivederlo sorridere per i familiari del ragazzo licodiese non appena è stato comunicato loro che il suo cuore non ce l’ha fatta. Mercoledi quando è morto su quel letto d’ospedale per una complicazione ai polmoni ed ai reni. E prima ancora il 15 febbraio, quella maledetta sera quando Pietro è rimasto vittima in sella al suo scooter in un incidente stradale nella zona di Tre Fontane, a Paternò, finendo la corsa su una rotonda al centro della carreggiata forse neanche notata a causa del buio pesto. Ventuno giorni di coma. poi il silenzio per sempre. Oggi l’estremo saluto concesso da quanti lo hanno amato: il papà Alfio, la mamma Antonina, le sorelle Paola e Melinda, i nonni, i parenti. Poi gli amici con indosso una t-shrt ritraente il suo volto; i compagni di scuola e di classe: Pietro frequentava il terzo anno dell’Istituto Professionale per l’Agricoltura a Paternò. La sua fidanzata, anch’ella molto giovane, disperata per la perdita del suo primo amore. In molti, a Santa Maria di Licodia, nel pomeriggio, per l’addio a Pietro. Il rito funebre, celebrato all’interno della chiesa Madre, dal parroco Santino Salamone. Accanto anche padre Salvatore Cubito, già parroco della chiesa della Madonna del Carmelo. Momenti di commozione in un luogo Sacro stracolmo di persone. Fiori bianchi, un collage di foto di Pietro, bello come il sole, su un cartellone appeso alle pareti della chiesa. Fuori ancora gente. All’uscita del feretro, l’applauso: l’ultimo. I palloncini bianchi liberati al suo passaggio. Sulla bara la maglia che Pietro indossava quando giocava a calcio (la sua passione). Poi ad interrompere il silenzio, qualche voce che gridava “grazie Pietro di essere esistito”. In poco più di un anno tre giovani licodiesi le cui vite si sono spezzate su maledetti asfalti. Triste destino che ha accomunato ragazzi nati e cresciuti a Santa Maria di Licodia, strappati ai propri cari poiché rimasti vittime in incidenti stradali.
(9 marzo 2012) -
Trovare una strada, possibilmente la migliore, per uscire fuori dal pantano economico-finanziario che caratterizza pesantemente il momento difficile vissuto dal Comune. E’ questa, di fatto, la priorità assoluta che si ritrova ad affrontare il commissario straordinario inviato dalla Regione a Santa Maria di Licodia. Lui, il commissario, è Giovanni La Ferrara ex vice-segretario generale di Palazzo Minoriti del quale è stato anche Capo dipartimento. La Ferrara si è insediato ufficialmente questa mattina: una volta giunto al Palazzo Municipale ha subito voluto prendere atto della situazione prodigandosi al fine di incontrare quanto prima le forze sociali e politiche della cittadina etnea. “Sono qui per adempiere al compito al quale sono stato chiamato -a spiegato- ed in tal senso sono ottimista sul percorso da seguire. I miei atti principali? Certamente riguarderanno i conti che dovranno essere messi in regola ma di questo ho intenzione di comprendere come stanno realmente le cose studiando perbene le carte”. Per la cronaca, l’insediamento di La Ferrara giunge ad oltre un mese di distanza dalle dimissioni inaspettate dell’ormai ex Sindaco, Salvo Rasà.
(9 marzo 2012)
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1° trofeo nuoto – 13° trofeo podistico S.Barbara 6 dicembre 2009 ...
















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